Console DJ

Una console DJ di buona qualità ed il gioco è fatto: una serata karaoke, una festa di compleanno, un evento interamente organizzato in casa possono prendere un’altra veste, diventare quasi dei piccoli spettacoli di animazione home made.

Del resto, soprattutto nel corso di questi ultimi anni, il mondo del mixaggio non è più ad esclusivo appannaggio dei professionisti del settore: sono sempre di più gli amatori che, ad un ottimo rapporto qualità-prezzo, possono regalarsi attrezzature semi-professionali ed iniziare quindi ad apprendere i rudimenti del mestiere.

Certo, barcamenarsi in questo settore non è esattamente la cosa più semplice del mondo: c’è molto da imparare, da tenere in considerazione o semplicemente da decidere dato che ciascuna console può essere settata in base ai gusti, alle preferenze ed allo stile del legittimo proprietario, variante non certo di poco conto, se si considera che ogni aspirante DJ ha uno stile tutto suo da coltivare ed assecondare.

Immaginando che magari chi legge sia un semplice appassionato che voglia “crescere” o, perché no, qualcuno che desideri comprare un regalo di tutto rispetto all’appassionato di cui sopra, nelle prossime righe ci preoccuperemo di dare qualche suggerimento utile per l’acquisto di una console DJ di buona qualità.

Attenzione però: in questo campo c’è sempre una forte, anzi fortissima, componente soggettiva da tenere in conto, lo dicevamo già poco prima. I nostri suggerimenti quindi saranno perlopiù di natura tecnica.

Spiegheremo insomma come e perché determinate caratteristiche possano fare la differenza tra un articolo e l’altro, ma questo non significa individuare il miglior prodotto in assoluto tra quelli presenti sul mercato. Una buona console poi, per quanto appena detto, è sempre quella che soddisfa a pieno le richieste e le necessità dell’utente…

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Comprare una console DJ: suggerimenti utili

Prima di mettere mano al portafogli ed acquistare una console DJ bisognerebbe prestare attenzione ad una lunga serie di particolari: in quest’ambito, lo abbiamo detto già poco fa, la regola del visto e piaciuto conta poco e niente.

Vediamo allora di individuare le caratteristiche che un prodotto dovrebbe possedere per essere ritenuto un top di gamma o, in alternativa, per rispondere a pieno alle esigenze dell’utente:

Tipologia

Una delle prime cose da decidere quando si acquista una console DJ è la sua tipologia di appartenenza. In particolare in quest’ambito potremmo distinguere due grandi famiglie di prodotti: l’analogica e la digitale. Nel primo caso ci troviamo davanti ad un articolo che di solito è destinato alle sapienti mani dei DJ un po’ più esperti.

Le console analogiche infatti constano di un controller centrale da interfacciare con due piatti laterali (i cosiddetti decks) i quali, all’occorrenza, consentono anche di lasciar suonare dei vecchi vinili. Si tratta di un sistema sicuramente più difficile da gestire che, in mano ad utenti poco esperti, potrebbe facilmente rivelarsi causa di danni ai dischi e a supporti vari utilizzati durante la performance del DJ di turno.

Ovviamente, trattandosi di un prodotto a priori considerato superiore rispetto ad altri, la console analogica costa sicuramente di più rispetto a quella digitale. Quest’ultima è comunque molto più malleabile, per così dire, e, non a caso, è probabilmente anche molto più diffusa rispetto alla versione or ora presentata.

Le console digitali sono infatti anche parecchio economiche, semplici da utilizzare e pensate proprio per i DJ ancora alle prime armi o per chi non abbia poi grandi pretese. Grazie a questo dispositivo è possibile leggere tanto i CD quanto i file MP3 conservati in diversi dispositivi (dal PC al pennino USB e via discorrendo).

Le console digitali si compongono di due piatti, detti anche jog wheels, molto somiglianti a due piccoli giradischi da controllare, è ovvio, sempre e solo manualmente.

Facilità di trasporto

Inutile dire che la console DJ nasce come un dispositivo da montare e smontare di continuo. Essa infatti è spesso l’anima della festa, fa parte dell’apparecchiatura che DJ ed animatori si trascinano dietro in occasione di eventi e serate e, dato il settaggio personalizzato, accompagna l’artista in qualsiasi sua performance. Questo significa che, per quanto completa e funzionale, essa deve anche essere facile da trasportare e quindi avere dimensioni e peso non eccessivi.

Per fortuna al giorno d’oggi il mercato offre un buon numero di soluzioni adatte tanto a chi comprerà la sua console DJ per esibirsi nelle serate e negli eventi organizzati, quanto a chi invece, almeno per il momento, preferisce allenarsi in casa e quindi non è molto interessato a tenere in considerazione il fattore trasportabilità.

Vero è anche che le dimensioni ed il peso di questi apparecchi dipendono in larga parte dalla tipologia a cui essi appartengono: un prodotto analogico infatti occupa mediamente volumi superiori (si considerino all’incirca un metro di lunghezza ed una cinquantina di centimetri di profondità).

Anche il suo peso solitamente è considerevole (si aggira di norma sulla decina di chili). Le console DJ digitali sono invece perlopiù slim: alcune di esse sono addirittura più piccole di un portatile e non raggiungono nemmeno un chilo di peso. Insomma: una bella differenza!

Connessioni

Importante è anche tenere in considerazione il numero di porte disponibili sulla scocca della console e la loro tipologia di appartenenza. Esse infatti servono a garantire all’utente la possibilità di effettuare un certo numero di connessioni nonché ad alimentare il sistema.

I prodotti appartenenti alla categoria digitale spesso constano solo di porte USB, le console DJ analogiche invece presentano, tanto in entrata quanto in uscita, degli ingressi preamplificati per la connessione dei piatti (phono/line in), delle porte specifiche per la connessione di un eventuale lettore CD (CD/line in) o di qualsiasi altro dispositivo che non necessiti di preamplifazioni di sorta (Line in), nonché delle vie di collegamento per i microfoni (Mic in).

Le apparecchiature analogiche di buona qualità inoltre sono sempre corredate da ingressi XLR (connettore Cannon) da utilizzare per le linee audio bilanciate, capaci di trasmettere e comunicare tanto gli input analogici quanto gli input digitali riducendo, rispetto ai modelli precedentemente descritti, il disturbo sino al punto di annullarlo del tutto (almeno in alcuni casi).

Sono poi di norma presenti anche l’uscita booth (perfetta per collegare altoparlanti ed amplificatori variamente dislocati sul palco o nell’ambiente in cui ha luogo la performance), la phone out (utilizzata per collegare eventuali cuffie) ed una serie di semplici USB.

Controlli

Un buon mixaggio prevede ovviamente l’impiego di diversi controlli utili ad applicare un effetto anziché un altro, a controllare con estrema precisione lo stato di riproduzione delle tracce audio ed aggiungere qui e là i campioni prelevati dalla propria libreria. I controlli sono contenuti in ciascuna delle sezioni delle console DJ, sezioni che normalmente sono ben quattro.

Distinguiamo così i lettori, detti anche piatti, il loop, il mixer e l’FX. Nel primo caso ci troviamo davanti a dei supporti per vinile da controllare manualmente. Il loop invece serve a tenere sotto controllo la riproduzione ciclica, il mixer contiene la stragrande maggioranza dei controlli e l’FX costituisce un blocco a sé stante eventualmente integrabile a cui far riferimento per riprodurre effetti sonori di ogni ordine e grado.

Dobbiamo a questo punto precisare per dovere di cronaca che esistono delle console all in one e dei prodotti modulari. La prima delle due varianti comprende, non è difficile intuirlo, tutte le sezioni in un unico corpo, l’altra invece prevede acquisti ed assemblaggi separati adatti a rispondere a determinate esigenze e, anche questo non è difficile capirlo, meglio conciliabile con le necessità e con l’estro creativo dei DJ ormai più affermati.

Controllo degli effetti

E’ ovvio che non tutte le console DJ siano sotto questo punto di vista uguali. Ciascun prodotto infatti può includere diverse varietà di rumori e tracce audio più o meno musicali, divertenti, ad effetto e via discorrendo.

Le parti preposte al loro funzionamento sono l’equalizzatore, grazie al quale il segnale viene addomesticato relativamente al timbro ed alle frequenze, il pitch, capace di giostrare la tonalità del brano, ed il loop che, come abbiamo già visto, può riprodurre ciclicamente (sia con tecnologia digitale che in maniera del tutto automatica) un a traccia o un insieme di battute (normalmente la memoria del sistema consente di reiterarne 1 o più sino ad arrivare alla soglia massima di 32).

Software

La possibilità di gestire la musica in diffusione sfruttando delle tecnologie digitali è anch’essa un parametro da tenere in considerazione. Questo significa che prima di mettere mano al portafogli sarebbe il caso di verificare la compatibilità del prodotto prescelto con i software normalmente utilizzati per il mixaggio, tenendo comunque presente che tra questi programmi alcuni sono del tutto gratuiti nonché capaci di interfacciarsi serenamente tanto con Windows quanto con Mac OS ed altri presentano invece diverse formule di pagamento, esborso giustificato dal fatto che essi offrono all’utente delle funzioni extra.

Per completezza di informazione citiamo qui alcuni dei software più diffusi in tal senso. Partiamo dal Traktor Pro, un programma lanciato sul mercato nel 2000 ed oggi ancora sulla cresta dell’onda. Sono molti i professionisti che se ne avvalgono sia per l’indiscussa qualità del software sia per la ricchezza di effetti sonori incorporati.

Preciso, capace di utilizzare con estrema intelligenza la RAM, compatibile praticamente con ogni sistema ed oltremodo flessibile, esso rappresenta sicuramente una validissima opzione. Molto diffuso è anche il Serato DJ il quale è forse il maggior concorrente del programma precedentemente citato.

Questo software offre prestazioni di alto livello anche nel caso in cui si decidesse di lavorare con vinile, esso inoltre è compatibile con moltissimi sistemi, immediato, intuitivo e corredato da un gran numero di effetti sonori. Sul mercato esiste, è bene precisarlo, una versione Lite, del tutto gratuita ma meno sviluppata, ed una Pro, a pagamento ma molto più completa.

Impossibile è poi non citare il Virtual DJ, costosissimo per carità, ma anche capace di sostenere la bellezza di 99 tracce in mixaggio attive contemporaneamente. La casa produttrice offre la possibilità di acquistare il programma o di abbonarsi mensilmente al servizio. Completano questa breve lista il Rekordbox DJ e l’Ableton Live.

Nel primo caso abbiamo davanti un software sviluppato da Pioneer che si aggiorna di continuo rimanendo sempre più che al passo con i tempi e ricchissimo di spunti creativi. Anch’esso può essere acquistato normalmente o utilizzato tramite abbonamento mensile. Ableton Live invece è più che altro un programma adatto a produrre delle tracce audio proprie, molto diverso insomma dai supporti sin qui elencati ma degno comunque di nota.

Scheda audio

Una buona scheda audio, soprattutto se integrata nella nostra console DJ, può rappresentare un parametro di selezione di grossa rilevanza. La sua presenza diventa ancora più importante quando il Dj o l’aspirante tale, prende l’abitudine di connettere il prodotto al suo PC. Questo espediente dà modo di migliorare, ed anche di molto, la qualità del suono, ma non solo.

Usufruire di una scheda esterna al proprio computer laddove si debbano riprodurre dei file pesanti come da tradizione sono gli audio ed i video, significa dare modo al PC di gestire in contemporanea un numero inferiore di processi e quindi, anche se ormai un po’ datato, di fare in modo che il sistema proceda in maniera abbastanza spedita e fluida durante una qualsiasi performance.

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