Saldatore a stagno

Il saldatore a stagno è uno di quegli attrezzi da bricolage che i patiti del fai da te non dovrebbero mai farsi mancare in casa. Questo utensile serve soprattutto ad eseguire dei lavori nel campo dell’elettronica, ma ha anche una sua utilità nel settore meccanico.

Detto ciò, ci rivolgiamo ad appassionati o esperti di bricolage, a dilettanti in grado di eseguire piccole riparazioni domestiche ed a professionisti della saldatura: è arrivato il momento di capire come procedere per individuare, tra i tanti prodotti presenti in commercio, il miglior saldatore a stagno che il mercato abbia da offrire.

Onde evitare quindi di spendere tanto per avere poco, o di comprare un oggetto che non si adatti per niente alle proprie esigenze, vediamo nel dettaglio quali caratteristiche dovrebbe possedere un saldatore per potersi ritenere degno di nota.

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Saldatore a stagno: come sceglierlo?

Dicevamo che è arrivato il momento di provvedere all’acquisto di un nuovo (o del primo, dipende dai casi) saldatore a stagno. Ecco quali saranno le qualità che esso dovrà imprescindibilmente possedere:

Adattabilità ai propri standard di utilizzo

Prima ancora di passare in rassegna le qualità tecniche del nuovo saldatore a stagno sarà bene avere le idee chiare circa l’esatto tipo di lavoro che esso dovrà svolgere. Non tutti gli attrezzi infatti possono dirsi uguali, questo è poco ma è sicuro, e di conseguenza ciascuno di essi potrebbe andare bene in un caso e rivelarsi pessimo in un’altro. Cominciamo col dire che se chi compra il prodotto sa già che se esso dovrà lavorare ininterrottamente per ore, sicuramente avrà bisogno di un articolo particolarmente resistente, dotato insomma di una certa aspettativa di vita.

Se invece la necessità principale è quella di svolgere in fretta i propri incarichi, servirà qualcosa che possa riscaldarsi sino a raggiungere la temperatura desiderata impiegando per far ciò tempi relativamente brevi. Se poi questo calore dovesse anche essere mantenuto stabilmente per un bel po’ sarà meglio prestare attenzione: in questi casi potrebbe andar bene un prodotto capace di lavorare anche a basse temperature, che non abbia quindi un wattaggio particolarmente elevato e che però sia dotato di una resistenza molto efficiente oltre che di un valido sistema di sicurezza che protegga l’apparecchio da eventuali guasti derivanti da un uso prolungato.

Un saldatore che possa raggiungere temperature ragguardevoli potrebbe andare bene invece per chi utilizza l’attrezzo una volta ogni tanto e soprattutto per lassi di tempo abbastanza ristretti. Insomma: com’è facile intuire, e come d’altra parte si sarà reso conto anche il lettore meno addentrato in questo genere di faccende, in commercio esistono saldatori adatti un po’ a tutti e capaci di soddisfare diversi tipi di esigenze.

Per concludere un buon acquisto quindi diventa a dir poco necessario avere ben chiare le idee sul tipo di lavoro che si svolgerà con maggiore frequenza ed orientarsi quindi su prodotti validi in rapporto ai propri bisogni.

Tipologie

Abbiamo già visto che esistono saldatori diversi in relazione ai vari usi prescritti per questo genere di attrezzo. Non sorprende quindi che esistano anche saldatori a stagno di forme e dimensioni differenti. Uno dei più impiegati è il cosiddetto stilo, noto anche come penna.

In questo caso il grosso del lavoro viene svolto dal ferro saldante. In linea di massima le penne meglio si addicono a chi non può vantare una grossa dimestichezza con questi attrezzi o a chi utilizzerebbe il saldatore in questione semplicemente per qualche lavoretto di riparazione e manutenzione da svolgersi in maniera artigianale tra le mura domestiche.

In questi casi vanno bene anche i kit di fortuna già pronti all’uso e facilmente reperibili in commercio. Ma non è ancora tutto. Se si ritenesse opportuno si potrebbe anche optare per l’acquisto di una stazione completa per la saldatura a stagno. In questo particolare tipo di kit sono presenti tutti gli attrezzi utili a portare a termine l’operazione: il supporto per il ferro, una base, detta anche stazione, un display capace di fornirci molte informazioni supplementari sull’andamento del lavoro ed un prodotto in genere in grado di garantire parecchie funzioni opzionali.

E’ chiaro che un oggetto del genere si adatta di più ad un uso professionale che ad uno domestico ed anche che esso sarà in media più costoso rispetto ad altri modelli.

Temperatura

La temperatura più adatta ad iniziare un qualsiasi lavoro deve ovviamente essere raggiunta nel minor lasso di tempo possibile. Questo, come accennavamo già in precedenza, non significa che il macchinario debba necessariamente avere wattaggi elevatissimi, anzi. Il rischio quando si acquista un prodotto eccessivamente potente è quello che il calore sviluppato fonda le componenti del saldatore e che lo stesso stagno venga lavorato a temperature eccessive.

Dopo tutta questa premessa, diventa obbligo aggiungere che il livello di riscaldamento di un buon saldatore a stagno è tale da raggiungere d’ufficio, per così dire, 300/500° C. I migliori prodotti ad oggi presenti sul mercato offrono però agli utenti l’opportunità di spaziare in questo range regolando la temperatura da raggiungere in funzione del tipo di lavoro da portare a termine. Lo stesso apparecchio insomma, a seconda delle circostanze, potrà riscaldare la punta sino a raggiungere 300°, 400°, 500° e così via.

Potenza

Strettamente connesso al discorso delle temperature raggiunte o raggiungibili è quello della potenza del saldatore a stagno. Quando si acquista un prodotto ad uso prevalentemente domestico, per tutte le ragioni sopra illustrate, è sempre meglio orientarsi su articoli che abbiano un range compreso tra i 15 ed i 30 Watt di potenza. In questo caso l’apparecchio acquistato funzionerebbe grazie ad un normale collegamento elettrico effettuato a mezzo di una spina bipolare (almeno nell’evenienza in cui si acquistasse un prodotto italiano.

Attenzione quindi agli utensili fabbricati all’estero: essi potrebbero prevedere l’impiego di spine del tutto differenti. E’ chiaro quindi che portando il proprio saldatore al di fuori dei confini nazionali o acquistando un simile articolo immesso sul mercato da case produttrici non italiane potrebbe rendersi necessario reperire anche degli adattatori). Quando però si necessita di un saldatore capace di fornire prestazioni professionali, si suggerisce di orientarsi su un articolo la cui potenza sia superiore a quella precedentemente indicata ed oscilli tra i 50 ed i 100 Watt.

In aggiunta a tutto questo si consideri anche che i migliori prodotti consentono agli utenti di regolare di volta in volta tale parametro adattandolo, mediante funzioni analogiche o digitali, al tipo di lavoro che si intende compiere. Come abbiamo già accennato altrove, si consideri che a potenze diverse corrispondono sempre temperature massime e rapidità di azionamento differenti.

Punte o puntali

Le punte vengono in genere realizzate in maniera tale da differire tra loro per forma, grandezza e materiale di realizzo. Nella maggior parte dei casi però esse sono ricavate dal trattamento del rame, rame che viene comunque sottoposto ad ulteriori processi di lavorazione al fine di poter essere inguainato in una capsula costruita in nickel e cromo. Per completare la descrizione di questa fondamentale parte del saldatore diremo anche che le punte hanno in genere forme allungate e sottili che consentono di svolgere al meglio i lavori di precisione.

Questo genere di punte può vantare un alto livello di resistenza termica e chimica. Perché pensare ad un prodotto così robusto? Beh, semplice: non appena il saldatore viene azionato, come abbiamo già visto altrove, la sua temperatura subisce subito un’impennata. Questo significa che le punte non devono rischiare di sciogliersi o di diventare inservibili.

Tra l’altro il calore sviluppato potrebbe anche dar vita ad una serie di azioni e reazioni chimiche che avrebbero a loro volta la capacità culminare nella corrosione della stessa punta (ovviamente se questa non fosse adeguatamente trattata). Infine il puntale deve essere sempre in grado di condurre a dovere il calore: per questo motivo i progettisti hanno pensato di avvalersi di tale combinazione di metalli.

Stagno

Lo stagno altro non è che una lega metallica particolarmente utilizzata. Essa in questo caso si associa al piombo, a piccolissime parti di rame ed a minime percentuali di argento per dare modo all’utente di effettuare una buona saldatura. In relazione al tipo di lega utilizzata la temperatura di fusione può innalzarsi o abbassarsi di qualche grado. Nel caso in cui in questa accozzaglia di materiali predomini lo stagno la temperatura di fusione di norma sarà un po’ più bassa del solito.

L’elemento in questione è presente in commercio sotto forma di bobina; a vederlo sembra quasi di avere tra le mani una spagnoletta. Lo spessore di questo filo è di norma compreso tra 0.7 millimetri ed 1,5 millimetri. E’ chiaro che ad un parametro di entità inferiore corrisponderà sempre un impiego nell’ambito dei lavori di precisione. In pochi sanno infine che per agevolare la formazione degli ossidi derivanti dalla saldatura, allo stagno viene anche aggiunta una percentuale di resina: nessuna preoccupazione quindi se leggendo la composizione chimica della propria bobina si dovesse trovare traccia di questo elemento.

Costi

Un errore abbastanza comune quando si acquista un saldatore a stagno è quello di procedere per quanto concerne la valutazione dei costi in maniera eccessivamente sbrigativa. In linea generale infatti molti sono propensi a credere che ad un prezzo maggiore corrisponda necessariamente un prodotto migliore.

Non è così e durante l’articolo abbiamo più volte ribadito il concetto che proprio in questo caso per dire di aver concluso un affare è più che altro importante essere riusciti ad individuare il prodotto più adatto alle proprie esigenze, prodotto che in base alle sue caratteristiche avrà ovviamente prezzi diversi. Si utilizzi quindi questo parametro di valutazione in maniera molto sporadica e comunque associandolo sempre ad altri criteri selettivi.

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Come si effettua una saldatura?

Adesso che siamo riusciti ad individuare il saldatore a stagno che fa al caso nostro dobbiamo anche imparare ad usarlo al meglio. In molti pensano di conoscere la giusta tecnica di lavoro, ma in tanti casi purtroppo le cose non stanno esattamente così. Saldare infatti non significa soltanto scaldare il filo in stagno, poggiarlo sulla parte interessata ed aspettare che sciogliendosi esso unisca due oggetti distinti e separati: saldare è molto di più.

Iniziamo con il dire quindi che per ogni tipo di lavoro da eseguire bisognerebbe utilizzare un diverso approccio e che quest’ultimo può determinare la qualità e la pulizia del lavoro. Non tutti ad esempio sanno che gli eventuali grumi formatisi a seguito di un’operazione di saldatura potrebbero disperdere elettricità ed energia nel caso in cui si lavorasse su parti elettriche, mentre una saldatura eccessivamente grossa potrebbe addirittura causare un corto circuito.

Insomma la “pulizia” del lavoro serve non soltanto a garantire una migliore resa estetica, ma anche ad ottenere un risultato ottimale ed a non danneggiare né il saldatore né tanto meno l’apparecchio su cui si è intervenuti.

Detto ciò, dato che in questa sede non è possibile dilungarsi su tutte le tecniche di saldatura ad oggi conosciute, ne illustriamo una basic, per così dire, e che tutto sommato può adattarsi ad un gran numero di circostanze diverse. Essa si rivela comunque particolarmente adatta nel caso in cui si abbia a che fare con piste o con schede. Ma bando alle ciance: si cominci inserendo i reofori del componente di nostro interesse all’interno dei piccoli fori presenti sulla basetta.

In questo caso i reofori dovranno essere ripiegati ad arte e per far ciò potrebbe rivelarsi necessario avvalersi di una pinza avente il becco lungo e possibilmente anche piatto. La ripiegatura dovrebbe avvenire verso l’interno: soltanto in questa maniera infatti si può essere sicuri che il componente non cada durante le operazioni di saldatura. Inoltre, nel momento in cui si piegano i reofori, si dovrebbe fare a attenzione a non metterli troppo a contatto: il rischio è infatti quello di romperli o di causare un corto circuito.

Anche tra il componente e la scheda è sempre meglio lasciare un po’ di spazio: questo piccolo accorgimento serve a ben dissipare il calore sviluppato dal sistema. Quando si lavora su un circuito stampato poi è consigliabile cominciare dal basso: tale espediente farà sì che tutti i componenti su cui si sia già effettuata la saldatura non possano essere danneggiati da possibili pressioni verificatesi in corso d’opera.

Attenzione però: realizzare alla perfezione tutte queste procedure comunque non basta. Per essere sicuri che non fonda tutto bisogna impadronirsi delle giuste tempistiche di lavoro. Questo significa che è necessario sapere con esattezza quanto tempo impiega la punta del saldatore a riscaldarsi. Quando il piedino potrà finalmente essere inserito all’interno della piazzola, la punta del saldatore dovrà essere introdotta proprio nel foro cercando di toccare contemporaneamente anche il reoforo.

Ciascuna delle due componenti verrà così preriscaldata ma è importante che ciò accada per non più di un paio di secondi. Fatto ciò, si poggi il filo di stagno esattamente laddove reoforo e piazzola si intersecano: durante questa fase il materiale non deve essere sciolto sulla punta, ma deve distribuirsi su tutta la piazzola. Anche in questo caso l’operazione deve essere eseguita in tempi rapidissimi: 3 secondi al massimo. Trascorso questo intervallo, andranno rimossi sia il filo di stagno che il saldatore utilizzando dei movimenti rapidi e molto decisi.

A questo punto si provvederà ad eliminare l’eccesso dei reofori avvalendosi magari di una tronchesina. Il taglio però non dovrà mai avvenire nelle immediate vicinanze del punto di saldatura e prima di procedere è tra l’altro importante verificare che non ci siano sbavature e porosità: lo stagno utilizzato dovrà avere un aspetto lucido ed un colore pressoché uniforme.

E se qualcosa dovesse andare storto? Gli errori in questo ambito sono più frequenti di quanto non si immagini e nemmeno gli esperti del mestiere possono dirsi esenti da sbagli e distrazioni. A tal proposito sono due i suggerimenti da dare a chi legge: innanzitutto quello di non cimentarsi in operazioni troppo complesse, soprattutto se non si è ancora molto sicuri della propria tecnica o delle proprie capacità. Per non fare il passo più lungo della gamba insomma bisognerebbe esercitarsi un po’, magari su materiali di scarto o su oggetti che anche se dovessero rovinarsi non danneggerebbero più di tanto il provetto saldatore.

Il secondo consiglio riguarda chi, nonostante tutte le precauzioni del caso, dovesse commettere degli errori in fase di saldatura. Quello che non tutti sanno è che lo stagno può essere sciolto con una certa facilità: il saldatore per l’occorrenza si trasformerà quindi in un dissaldatore. Ciò che comunque bisogna sapere è che compiere l’operazione inversa significa anche rischiare di bruciare i refori o di danneggiare qualunque altra parte del sistema.

Chi proprio volesse fare le cose per bene allora potrebbe acquistare dei dissaldatori specifici, in commercio del resto ce ne sono tanti. Quello più diffuso in assoluto è però il modello a pistone che non solo scioglie lo stagno, ma per giunta aspira la parte interessata eliminando il rischio di danni alle schede o a qualunque altro oggetto trattato nonché il pericolo di procurarsi una bella ustione. In commercio esistono infine anche degli aspiratori installati a parallelo sul saldatore.

Consigli utili

Come già detto altrove il suggerimento che non possiamo esimerci dal dare a chi legge è quello di acquistare soltanto dei prodotti proporzionati alle proprie esigenze e competenze: inutile spendere molti soldi per assicurarsi l’acquisizione di un top di gamma che garantisca molteplici funzionalità se poi a stento si riesce a tenere in mano il saldatore. Altrettanto inutile è comprare un oggetto di scarsa qualità se si è dei professionisti: acquistare di continuo il prodotto perché scadente o non adatto al proprio lavoro, e quindi soggetto a continua rottura, non ha poi molto senso.

Importantissimo è anche sempre tenere ben presenti gli standard di sicurezza sul lavoro: a tale scopo tornerà utile dotarsi di opportune protezioni ed evitare usi impropri dell’apparecchio. Il ferro saldante poi, una volta conclusa ogni operazione, andrà sempre riposto nelle apposite custodie fornite in dotazione con l’apparecchio al fine di evitare inutili rischi. Il dispositivo inoltre andrà pulito con una pezzuola bagnata subito dopo aver terminato ogni operazione.

Importante è anche nettare il piano di lavoro ed i componenti su cui si è agito di modo che ogni futura saldatura possa riuscire al meglio. Mai però utilizzare per agevolarsi durante le operazioni di pulizia carta vetrata o qualsiasi altro oggetto a grana abrasiva: soprattutto il ferro della punta risentirebbe alquanto di questa decisione. Quest’ultima poi durante l’impiego e nei minuti che seguono è sempre molto calda (300° o più) ed è quindi meglio non maneggiarla direttamente: la pelle in caso contrario verrebbe sciolta nel lasso di pochissimi secondi ed il ferro resterebbe saldamente attaccato alla carne.

Un altro saggio consiglio è quello di lavorare sempre in zone molto arieggiate: aprire le finestre, sostare direttamente all’aria aperta e quant’altro può rivelarsi più utile di quanto si immagini dato che le saldature sprigionano delle esalazioni tossiche per le quali si dovrebbe anche indossare una mascherina filtrante.

Se, già all’atto delle prime esercitazioni pratiche ci si rende conto infine che lo stagno non aderisce molto bene al rame e dà quindi vita a piccole sfere o a parti porose, è meglio cambiare lega optando per un prodotto che contenga maggiori quantità di stagno. Il problema però potrebbe dipendere anche da un’ossidazione del rame, dalla temperatura della punta e dalla brutta abitudine di ripetere la saldatura più volte agendo sempre sullo stesso punto.

Se invece si dovesse notare una certa debolezza delle piazzole, e soprattutto se esse arrivassero persino a staccarsi dalla loro sede, il problema potrebbe risiedere in una fase di preriscaldamento della punta eccessivamente lunga.